sabato 16 dicembre 2017

Giuseppe MONTICONE

Noto con il nomignolo di Nabo, ebbe purtroppo una carriera brevissima, perché un crudele destino lo tolse alla Juventus e ai molti amici che in poco tempo si era creato. Eppure nulla poteva far supporre che la vita di Giuseppe sarebbe stata stroncata in così breve lasso di tempo: la natura non era certo stata avara con Nabo, dotandolo di struttura fisica quasi perfetta, per non dire eccezionale. Era un combattente nato, che eseguiva il suo lavoro senza disperdersi in azioni confuse e avventurose, ma incanalando la sua condotta tra le sponde della sagacia, dell’ordine e del rendimento completo. Morfologicamente era un longilineo dalla muscolatura compatta. Giocava guidato da un insuperabile istinto e da un felice tempismo; aveva uno stile che lo metteva immediatamente in evidenza nel corso della partita. Il suo migliore campionato fu senza dubbio il 1923-24, quando la Juventus, senza i sei punti che le furono tolti a tavolino in seguito alle note vicende del caso Rosetta, avrebbe certamente vinto il titolo. E quell’anno la squadra bianconera non sola perse il campionato, ma anche il suo amatissimo Monticone.

venerdì 15 dicembre 2017

Giuseppe TORRIANI


Nato a Milano, il 10 dicembre 1904, fu prelevato dal Legnano, nel 1925, insieme ad Allemandi. Torriani giocò due stagioni piene con la Juventus e fu, insieme ad altri valorosi bianconeri, l’artefice della vittoria dello scudetto 1925-26. Il suo ruolo era quello di ala: dapprima, per un certo periodo nel quale mancava Vojak, fu costretto a schierarsi sulla fascia destra (con Fenili all’ala sinistra), poi andò a occupare il suo vero posto, che in verità stava tra l’ala e l’interno, alternandosi con l’ungherese Férénc Hirzer, la famosa Gazzella.
Torriani è stato giocatore di altissimo rendimento: non era molto alto, ma possedeva fasce muscolari eccezionali. Resistente alla fatica, specie sui terreni pesanti, velocissimo, dotato di un tiro potente; ma era soprattutto l’uomo dell’ultimo passaggio, mandando in rete con superiore maestria ora il già citato Hirzer, ora il centrattacco Pietro Pastore.
Lascia la Juventus nell’estate del 1927, dopo averne indossato la maglia per cinquantasei volte e aver realizzato cinque goal.

giovedì 14 dicembre 2017

Jean-Alain BOUMSONG


Nasce in Camerun, a Douala, il 14 dicembre 1979; emigra in Francia, esordendo nelle file del Palaiseau, nel 1995. Nell’estate del 1997 si trasferisce a Le Havre, nella cui compagine milita fino al 2000, riuscendo anche a laurearsi in Matematica alla locale università; compie poi il grande salto, vestendo la casacca dell’Auxerre, con la quale vince la Coppa di Francia 2002-03.La stagione 2004-05 lo vede impegnarsi con la maglia blu del Rangers di Glasgow; in Scozia disputa un’ottima annata, conclusa con la vittoria del campionato. Nell’estate del 2005, passa alla compagine inglese del Newcastle United; con la casacca bianconera, disputa una quarantina di partite, dimostrando ottime qualità fisiche, tecniche, tattiche.

mercoledì 13 dicembre 2017

Armando MIRANDA

Brasiliano, nato a São Paolo il 12 dicembre del 1939, ultimo di dieci fratelli, attaccante del Corinthians. Mezzala ambidestra o centravanti è tesserato come oriundo (padre e madre di origine italiana, di San Giuliano presso Napoli). Miranda è un ragazzone di un metro e ottantadue per ottanta chili, con una strana rassomiglianza con il suo connazionale Angelo Benedicto Sormani, e con un tiro fulminante. La Juventus lo strappa al Flamengo, nella stagione 1962-63, rimandando a casa, senza averlo mai impiegato, un certo Amàro (altro brasiliano) fatto venire a Torino in un momento di disattenzione. Erano tempi di difficili ed anche per un club serio come quello bianconero era facile fare confusione. Chi lo vede in allenamento rimane allibito: questo ragazzone di ventiquattro anni, che ne dimostra almeno trenta, è goffo sia nel palleggio sia nella corsa, non molto rapido nello scatto. Una dote, Armando, ce l’ha: il suo tiro è un’autentica cannonata, pronta a esplodere da qualsiasi posizione del campo.

martedì 12 dicembre 2017

Pietro SERANTONI

Nasce il 12 dicembre 1906. Nel 1927, a poco più di vent’anni Toni è militare, a Milano, gioca nella Minerva in seconda divisione in attesa di lasciare la divisa e tornare a Venezia. Lo nota Árpád Weisz, allenatore dell’Inter: per 300 lire al mese diventa neroazzurro. Nel 1929-30 è promosso titolare, debutta a Livorno e Weisz gli assegna il compito più difficile, fermare il motorino del Livorno, Magnozzi. Ci riesce e l’Inter vince 2-1. Non salta una partita, conquista il primo scudetto a girone unico, un ottimo avvio di carriera. Trova un amico, Meazza, un ragazzino esile e sperduto in mezzo ai marcantoni delle difese. E allora guai a toccarlo, Toni con lealtà ma gelidamente, è pronto a spietate vendette. Con il Pepp fa coppia fissa, dentro e fuori dal campo e l’amicizia continua anche quando il calcio diventa solo un ricordo. Esordisce in Nazionale, giocando a Bruxelles contro il Belgio (3-2 con due goal di Meazza).

lunedì 11 dicembre 2017

Fabrizio RAVANELLI


Classe 1968, un fisico da lottatore sormontato da una chioma precocemente imbiancata. Ha già giocato per parecchie squadre, prima di esplodere nella Reggiana. È un idolo dei tifosi granata, ma quando viene acquistato dalla Juventus e lasciato in parcheggio a Reggio Emilia per una stagione, è accusato di tirare indietro la gamba e, aspramente contestato, lascia una cattiva immagine di sé. Lo chiamano “venduto”: «Non potevano dirmi una cosa più offensiva! Io ho sempre dato il massimo, ho cercato di segnare come in tutte le altre stagioni. Il fatto è che non appena le cose si sono messe male, certa gente ha dato tutte le colpe al sottoscritto». Quando arriva alla Juventus, in molti lo paragonano a Bettega, per il colore dei capelli; Ravanelli arriva come bomber di scorta, in una squadra che schiera Vialli e Roberto Baggio, Möller e Casiraghi. Prospettive di maglia sicura ridotte al minimo, ma uno con la grinta di quest’umbro giramondo non può arrendersi per così poco.

domenica 10 dicembre 2017

Sergio MANENTE

Nasce a Udine il 10 dicembre 1924 e nella squadra friulana gioca (in Serie B) fino al 1945-46. Come se fosse un predestinato, esordisce in A la stagione successiva nell’Atalanta, proprio contro la Juventus. È il 22 ottobre 1946, la gara finisce 3-1 per i torinesi, lui gioca all’ala destra. Allenatore neroazzurro è l’ex bianconero Monti, suo avversario diretto Varglien, di cui prenderà il posto alla Juventus. Ben presto Manente diventa terzino “sistemista”, ruolo che ricopre con classe sopraffina. La Juventus lo chiama nel 1948-49 e gioca come terzino destro a fianco di Rava. Quindi, l’anno successivo, il passaggio a sinistra per far posto a Bertuccelli. L’allenatore Carver vede in lui un terzino all’inglese e dà fiducia a questo giovane che si compiace di giocare in avanti senza pensare troppo a marcare gli attaccanti rivali. «Un difensore all'inglese come lui, in Italia non l'avevo ancora visto», dice il mister juventino.

sabato 9 dicembre 2017

JUVENTUS - INTER


31 dicembre 1967 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-INTER 3-2
Juventus: Anzolin; Coramini e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Favalli, Sacco, Depaoli, Cinesinho e Zigoni. Allenatore: Heriberto Herrera.
Inter: Sarti; Burgnich e Facchetti; Bedin, Landini e Monaldi; Domenghini, Mazzola, Cappellini, Suárez e Corso. Allenatore: Helenio Herrera.
Arbitro: Monti di Ancona.
Marcatori: Leoncini al 14’, Domenghini al 17’, Depaoli al 60’, Bercellino su rigore al 75’, Cappellini all’89’.

venerdì 8 dicembre 2017

Federico BALZARETTI


Torinese doc, essendo nato nella capitale sabauda il 6 dicembre 1981, cresce nelle giovanili del Torino; nell’estate del 1999 è mandato a farsi le ossa a Varese, dove rimane per due stagioni. Nella stagione 2001-02 si trasferisce al Siena, per poi tornare nella compagine granata nell’estate del 2002; il 14 settembre 2002 esordisce in Serie A, contro l’Inter. Il Torino retrocede in Serie B e Federico diventa uno dei cardini della squadra granata. Nella stagione 2004-05 è uno dei protagonisti della promozione nella massima serie del Toro, ma la promozione viene annullata dal fallimento della società granata.

giovedì 7 dicembre 2017

Rino FERRARIO

La storia calcistica di Rino Ferrario comincia a sedici anni, quando, dopo il Collegio Arcivescovile di Desio, viene mandato al Collegio di Saronno. Nella squadra del collegio, Rino figurava all’ala sinistra e faceva progressi ogni giorno. A sedici anni, un dirigente lo invitò a giocare nella Pro Lissone, squadra che, a quei tempi, militava addirittura in Serie C. Rino accettò: mancavano dodici giornate alla fine del campionato e il giovane Ferrario le disputò tutte, sempre come ala sinistra. Ogni partita un goal, anche se sotto il profilo tecnico non era propriamente un mostro. Rino per qualche tempo si dimenticò del football: divenne geometra e, in possesso della maturità scientifica, pensò di dedicarsi all’architettura. Dopo due anni, interruppe bruscamente gli studi a causa della morte del fratello e della mamma.

mercoledì 6 dicembre 2017

Giovanni FERRARI

Detto Gioanin o Giovannin, esordì in Prima Divisione (come si chiamava allora la Serie A) quando non aveva ancora sedici anni, nella stagione 1923-24, nella file dell’Alessandria, allenata dall’ungherese Béela Révéezs. Le stagioni seguenti, visse in simbiosi calcistica con il grandissimo allenatore Carlo Carcano, tanto da seguirlo a Napoli nell’Internaples, la più forte squadra campana che contese all’Alba di Roma l’onore di rappresentare la Lega Sud nella finale contro la Lega Nord per il titolo italiano nel 1925-26. L’Alba ebbe la meglio sull’lnternaples, ma i romani furono poi battuti nettamente (7-1 e 5-0) dalla Juventus che schierava: Combi; Rosetta e Allemandi; Grabbi, Viola e Bigatto; Munerati, Vojak I, Pastore, Hirzer e Torriani.

martedì 5 dicembre 2017

OLYMPIAKOS - JUVENTUS


Atene, 20 settembre 1967 – Georgios Karaiskákis Stadium
OLYMPIAKOS–JUVENTS 0–0
Olympiakos: Vallianos; Gaitatzis e Zanteroglou; Pavlidis, Polychroniou e Aganian; Vasiliou, G.Sideris, N.Sideris, Jutsos e Botinos. Allenatore: Bukovi.
Juventus: Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Simoni, Del Sol, Depaoli, Cinesinho e Menichelli. Allenatore: Herrera.
Arbitro: Horváth (Jugoslavia)

lunedì 4 dicembre 2017

Marcelo Danubio ZALAYETA


Novembre 1997: dal Peňarol alla Juventus il passo è immenso se a compierlo è un ragazzino di diciannove anni. Marcelo Zalayeta, attaccante dal fisico impressionante, sbarca a Torino insieme al suo connazionale Pellegrin e, mentre annusa l’aria dello spogliatoio della prima squadra, trova presto modo di dare una mano alla squadra Primavera. Debutta, in effetti, al Torneo di Viareggio e stupisce tutti per il tocco felpato e il passo apparentemente lento, ma imperioso e inarrestabile: «I primi mesi sono stati terribili, mi hanno aiutato tantissimo i miei connazionali, Fonseca e Montero a superare quei momenti; anche gli altri miei compagni, con i quali ho subito legato, mi hanno accolto molto bene. Poi, ho cominciato a imparare l’italiano, ho fatto qualche conoscenza e mi sono ambientato in fretta».

domenica 3 dicembre 2017

Salvatore SCHILLACI

Nasce a Palermo il primo dicembre del 1964 da una famiglia povera. Il calcio è la sua passione e dopo un campionato nella categoria Dilettanti, approda al Messina, dove gioca dal 1982 al 1989 segnando un’infinità di goal. La Juventus lo nota e lo acquista nel 1989 insieme con un altro attaccante semisconosciuto, Pierluigi Casiraghi, e lo fa esordire in Serie A il 27 agosto 1989. Da quel momento inizia la favola di Totò, che realizza il sogno da bambino, giocando nella squadra per la quale ha sempre fatto il tifo. Il primo anno con Casiraghi e Rui Barros fa faville, vincendo una Coppa Uefa e una Coppa Italia, facendolo entrare nel cuore dei tifosi che lo accostano a un altro idolo, Pietro Anastasi, anch’esso siciliano, anch’esso esploso in provincia.

sabato 2 dicembre 2017

Raimundo ORSI


Alle Olimpiadi di Amsterdam, 1928, l’Argentina era arrivata seconda dietro l’Uruguay. La Stella di Amsterdam era stata l’ala sinistra della Nazionale del Plata: tutti dicevano che quell’Orsi era un uomo prodigioso e la Juventus decise di assicurarselo. I giornali di allora non pubblicavano fotografie; non esisteva la televisione, perciò vi era grande attesa (non soltanto a Torino) di vedere in carne e ossa quel fenomeno. Lo si immaginava un tipo grande e grosso, pieno di muscoli, con una grinta feroce; invece, quando arrivò con il piroscafo a Genova, si vide che era tutto il contrario, con grande sbalordimento degli juventini, che si credettero presi in giro. Raimundo, Mumo come fu subito chiamato, era piccolino, magro e stretto di spalle, con una vita da sartina, un naso a becco che non finiva più, i capelli lucidi di brillantina con la riga da una parte e due occhi da furetto. Per di più portava un soprabito troppo corto e strettissimo, che, aveva rubato a un fratello minore.

venerdì 1 dicembre 2017

NAPOLI - JUVENTUS


20 aprile 1958 – Stadio della Liberazione di Napoli
NAPOLI-JUVENTUS 4-3
Napoli: Bugatti; Greco e Posio; Morin, Franchini e Beltrandi; DI Giacomo, Bertucco, Vinicio, Pesaola e Brugola. Allenatore: Amadei.
Juventus: Mattrel; Boldi e Garzena; Corradi, Montico ed Emoli; Stacchini, Boniperti, Charles, Sivori e Stivanello. Allenatore: Broćić.
Arbitro: Lo Bello di Siracusa.
Marcatori: Vinicio al 4’ e al 77’, Greco autorete al 6’, Brugola al 24’, Stacchini al 58’, Montico all’86’, Bertucco all’88’.

giovedì 30 novembre 2017

Fabio GROSSO


Nasce a Roma, il 28 novembre 1977 e tira i primi calci nel campionato di Eccellenza con la maglia della Renato Curi, squadra di Città Sant’Angelo: «Il mio percorso è stato un po’ atipico, ho viaggiato in quasi tutte le categorie e la mia carriera ha avuto diversi passaggi. È un’esperienza che mi è servita molto e ha contribuito a farmi trovare pronto quando sono stato chiamato in Nazionale. Tutte le esperienze sono state utili, dai Dilettanti in poi, nessuna esclusa. Ho giocato nei Dilettanti e dentro di me è rimasto tantissimo di quei giorni. Anzi, sono state quelle le esperienze che mi hanno arricchito di più: ho trovato tantissima umanità e piacere nel militare in un calcio lontano dal professionismo. Ho creato qui le basi per affrontare con una certa tranquillità tutto quello che è venuto dopo. Non avevo campioni ai quali ispirarmi. Ammiravo il bel calcio e basta, non c’era un nome su tutti».