venerdì 23 giugno 2017

Zinedine ZIDANE


Il quartiere de La Castellane è uno di quei posti da cui anche la polizia preferisce stare alla larga. La dolcezza del clima, i colori e i profumi del Mediterraneo riescono un poco a rendere meno opprimente quei palazzoni a nord della città dove, comunque, la vita può essere maledettamente difficile anche sotto il cielo terso del sud della Francia. Meglio, allora, se a fare da scudo ci sono anche il calore e l’unione di una famiglia come quella di Smail e Malika Zidane. Ha dovuto lasciare l’Algeria, Smail, perché dopo l’indipendenza nessuno avrebbe perdonato un Harki (così sono chiamati gli algerini che avevano combattuto a fianco dei francesi). Si è stabilito a Marsiglia: lavora come magazziniere ed ha già altri quattro figli (tre maschi: Djamel, Farid e Nordine e una femmina: Lila) quando, il 23 giugno del 1972, nasce Yazide Zinedine Zidane. Una tribù affiatata, quella di casa Zidane, dove la semplicità e il rispetto sono basilari regole di vita: «Devo tutto ai miei genitori – ammette senza alcun pudore Zidane che ha regalato a papà e mamma una splendida villa – perché mi hanno impartito un’educazione severa ma giusta e, soprattutto, mi hanno insegnato il rispetto, l’umiltà, la capacità di condividere tutto».

giovedì 22 giugno 2017

Virginio DEPAOLI


Il tifoso che ricorda le tappe del tredicesimo scudetto – scrive Gianni Giacone su “Hurrà Juventus” – rammenta anche come di Gigi Depaoli tutto si potesse dire meno che fosse un calciatore comune. Infatti, il suo sbaglio è stato quello di nascere troppo tardi, in un periodo in cui il raffinato tecnicismo e ancor più il tatticismo di maghi e maghetti hanno reso terribilmente complicate le semplici cose del pallone. Il calcio vercellese degli anni Dieci, ecco quel che gli sarebbe andato a pennello. Un gioco non ancora fatto di formule o metodi, ma neppure più ginnasiale e irrazionale come quello della Juventus neonata in Piazza d’Armi: calcio robusto, essenziale, di squadra nel senso che tutti lavorano per il goal, anche se poi è uno, l’attaccante amante del rischio più degli altri, che deve segnare. Berardo o Rampini, ala e centravanti delle leggendarie bianche casacche, erano cosi. O, almeno, cosi ce li descrivono i giornali ingialliti dell’epoca.

mercoledì 21 giugno 2017

Michel PLATINI


L’avventura juventina di Michel Platini comincia il 30 aprile del 1982; è l’ultimo giorno utile per tesserare il secondo straniero e la Juventus ha già scelto Zbigniew Boniek. Boniperti, nonostante la Juventus sia a tre giornate dalla fine del campionato, decide di scaricare Liam Brady, l’irlandese prelevato dall’Arsenal due anni prima, e di puntare sull’asso francese. L’avvocato Agnelli ha scoperto Michel due mesi primi, ed è convinto che Platini è l’uomo giusto per avviare un ciclo europeo della Juventus, gran vuoto della storia bianconera. Agnelli parla della sua idea con Boniperti e con Trapattoni, e, nonostante qualche perplessità, sono tutti d’accordo. Michel non vede l’ora di arrivare a Torino, nonostante le sirene del Real Madrid, dell’Arsenal e del Bayern Monaco. I suoi nonni lasciarono l’Italia nel 1919, erano di Agrate Conturbia, un piccolo centro del Novarese, a pochi chilometri da Barengo, la patria di Boniperti.

martedì 20 giugno 2017

Giovanni VIOLA


Nasce nel 1926 a San Benigno Canavese, a venti chilometri da Torino; cresciuto nel vivaio bianconero, è mandato in Serie B a Carrara, in seguito a Como, infine in Serie A nella Lucchese, per fare esperienza e maturare. A ventitré anni, ritorna alla Juventus, quella che, nel 1950, avrebbe vinto il primo scudetto dopo il favoloso e oramai remoto quinquennio d’oro. Il giovane Viola è un portiere atipico per quei tempi, che volevano gli estremi difensori come personaggi stravaganti e un poco matti. È serio e gentile, con la faccia chiara, i capelli impomatati e pettinati lisci all’indietro come certi divi del cinema anni Trenta, che non si scomponevano neppure nelle fasi più concitate del gioco. Il suo stile è sobrio, essenziale, l’uomo è mite, capace di esibirsi in parate meravigliose. «Quando ero agli inizi, ebbi la fortuna di fruire dei consigli di Combi. A volte, dopo una partita, mi prendeva da parte e mi diceva: “Senti, hai incantato il pubblico, non me. La prossima volta, quella palla la prendi stando in piedi!” Il giorno del mio debutto in Serie A, nel 1946, arrivai allo stadio e bussai alla porta del nostro spogliatoio. Entrai solamente dopo che Rava e Varglien mi dissero: “Avanti”».

lunedì 19 giugno 2017

Pasquale BRUNO


Nasce a Lecce il 19 giugno del 1962: «La mia avventura nel mondo dello sport è iniziata con la maglia giallorossa; infatti, nelle giovanili del Lecce sono cresciuto ed ho appreso i segreti del calcio; quindi a diciassette anni ho esordito in Serie B con la squadra pugliese e per quattro stagioni ho difeso i colori della mia città. In seguito sono stato acquistato dal Como, con cui ho giocato tre campionati cadetti e uno nella massima divisione; dopo di che il destino mi ha spalancato le porte del grande calcio e, in sordina, sono arrivato a Torino».

Július KOROSTELEV

Nasce a Pure St.Martin, in Cecoslovacchia, il 19 giugno 1923. Arriva alla Juventus nell’estate del 1946, in compagnia del connazionale Vycpálek, proveniente dall’A.K. Bratislava. Ala di buon talento e in possesso di un tiro tanto forte quanto potente, Korostelev riesce sempre a capire come deve comportarsi, a seconda dello spazio di manovra nell’azione da svolgere. Quando non trova avversari davanti a sé, la sua direzione di corsa è diritta e veloce, quando è circondato da avversari, si esibisce in arresti, guizzi e serpentine. Al momento del tiro, poi, mostra un’efficacia piuttosto rara per quel ruolo. Alto, magro, veloce, furbo e tenace, sa non solo concludere, ma anche sfruttare i lanci dei compagni, con tiri al volo o micidiali colpi di testa.

domenica 18 giugno 2017

Fabio CAPELLO

Oscar Massei, un interno argentino di buona classe arrivato alla Spal, dopo l’esordio italiano con la maglia dell’Inter, era l’idolo di Fabio Capello. Il grande Giuseppe Meazza, osservatore della società neroazzurra lo aveva bocciato: «Bravo ma lento, ottima tecnica ma poca verve». E così Massei era approdato a Ferrara, dove aveva trovato l’ambiente adatto. Nella Spal dei giovani si stava mettendo in evidenza un goriziano forte e intelligente, che giocava a centrocampo. «Per me Massei era un fuoriclasse, uno che giocava come intendo io; mi ha insegnato tutto del calcio. Era in allenamento che guardavo, scrutavo, imparavo. Ricordo che anche mio padre ne aveva grande considerazione. Mi diceva: “Quello sì che è un giocatore”, facendomi intendere che avrebbe voluto diventassi come lui. Ed io, dentro di me, ero sicuro che sarebbe accaduto. Forse era orgoglio un po’ eccessivo, ma io ho sempre avuto orgoglio», racconta.

sabato 17 giugno 2017

Lodovico DEFILIPPIS

Nato ad Ancona nel 1915. Ala e mezzala di buon livello, affermatosi nell’Alma Juve di Fano, passa al Bologna dove nel 1937 contribuisce alla conquista dello scudetto. Di lì alla Juve il passo è breve: l’attaccante anconetano è uno dei punti di forza di una Juve forzatamente di transizione, che cerca di farsi largo in Italia e in Europa. Lodovico Defilippis si ferma due stagioni e mette la sua firma sulla conquista della prima Coppa Italia della Signora, nella stagione 1937-38. Alla fine del biennio, con sessantacinque presenze e tredici reti, il suo ruolino di marcia è tutt’altro che di secondo piano. Buono in particolare il suo cammino in Coppa Europa: gioca sei partite e segna tre reti. Prosegue la carriera nel Venezia per poi chiuderla nella Triestina e nel Brescia.

Marco BORRIELLO


Diventa bianconero il 3 gennaio 2012, non ancora trentenne. Approda a Torino fra lo scetticismo generale, poiché dal punto di vista tecnico-tattico non aggiunge molto al già nutrito parco attaccanti. L’accoglienza dei tifosi non è delle migliori, dopo il rifiuto del giocatore di indossare la maglia juventina nell’estate precedente. Antonio Conte, mister bianconero, garantisce per lui e le contestazioni dei tifosi si limitano a qualche striscione. Il 15 gennaio 2012, Borriello indossa per la prima volta la maglia bianconera, giocando una decina di minuti, nell’incontro casalingo contro il Cagliari. Marco è palesemente fuori condizione: i movimenti sono goffi e impacciati e il rendimento è sicuramente inferiore alle attese. È schierato titolare in Coppa Italia, contro Roma e Milan, non lasciando un segno tangibile della sua presenza.

venerdì 16 giugno 2017

Giuseppe Oscar DAMIANI


È stato un ottimo giocatore e, forse, avrebbe avuto maggiore fortuna, se soltanto avesse adoperato quella diplomazia che oggi, dopo una lunga carriera come manager di calcio, gli è caratteristica e che anni fa sembrava invece fargli difetto. È stato probabilmente l’ultima ala destra dei tempi moderni, con il suo frenetico svariare sulla fascia destra del terreno di gioco. Damiani è stato, nel calcio italiano, l’ultimo interprete di un tipo di gioco offensivo che oggi tecnica e tattica non permettono e non concepiscono più. Ala destra pronta a scattare e poi a crossare oppure a saltare al limite dell’area il difensore per poi andare al tiro, era soprannominato Flipper proprio per il suo modo di giocare che ricordava per rapidità, scatto, vivacità e imprevedibilità, la pallina di uno di quei giochi che oggi sono finiti nei depositi di rottami per far posto ai più moderni video game. «Fu Invernizzi a chiamarmi così, quando giocavo nei ragazzi dell’Inter. Ero un peperino tutto scatti, mi fermavo e ripartivo come una molla e così arrivo, puntuale, il soprannome».

giovedì 15 giugno 2017

Michael LAUDRUP


Nasce a Copenaghen nel giugno del 1964. Suo padre è un bravo centrocampista del Vanlose, del KB København, del Brøndby e della Nazionale. Michael segue il papà anche in Austria, dove milita nel Wiener Sportklub. Il cucciolo osserva e impara. Un giorno papà Finn lo vede in cortile mentre tira calci al pallone e capisce che il biondino ha talento. Michael imita la carriera del padre militando nel Vanlose, nel Brøndby e nel KB København dove esplode. Rientra nel Brøndby giusto il tempo per entrare nell’obiettivo della Nazionale e della Juve. A Boniperti lo consigliano John Hansen e Mario Astorri. In Danimarca vedono in lui l’erede di Simonsen. Lo vogliono il Liverpool e il Barcellona, ma il padre sa che la strada meno pericolosa è l’Italia. Finn sceglie dunque la Juve. Ma nella Juve giocano Platini e Boniek, pertanto Michael è parcheggiato nella Lazio.

mercoledì 14 giugno 2017

Mauricio ISLA


Nato a Santiago del Cile il 12 giugno 1988, approda alla Juventus nell’estate del 2012, proveniente dall’Udinese, insieme al compagno di squadra Kwadwo Asamoah. Soprannominato El Huaso (che in cileno significa il mandriano), in Friuli si è messo in evidenza con grandissime prestazioni, grazie alla sua duttilità che gli permette di disimpegnarsi a dovere in ogni ruolo di centrocampo. Mauricio arriva da un grave infortunio, occorsogli in febbraio: in uno scontro con il milanista Ambrosini, rimedia una distorsione del ginocchio destro con lesione del legamento collaterale laterale e interessamento del legamento crociato anteriore, che lo tiene fermo per cinque mesi. Mister Conte è, tuttavia, molto fiducioso nel recupero del cileno e, nei suoi dettami tattici, lo vede quale alternativa a Lichtsteiner nel ruolo di esterno destro.

martedì 13 giugno 2017

Ouasim BOUY


L’avventura bianconera di Bouy dura una sola partita, in Coppa Italia il 18 dicembre 2013 contro l’Avellino, per sostituire Asamoah a una ventina di minuti dalla fine. Poi, il trasferimento in Germania, ad Amburgo.

Enzo ROBOTTI

Una sola stagione, quella 1956-57 dei “Puppanti”, per Enzo Robotti, forte difensore alessandrino. Troverà gloria nella Fiorentina (dove vince la Coppa delle Coppe e la Coppa Italia) e nella Roma, partecipando pure al nefasto Mondiale cileno del 1962.

SI RACCONTA SU “HURRÀ JUVENTUS” DEL GIUGNO 1963
Arrivai alla Juventus che avevo sedici anni. Mi pare superfluo rievocare le sensazioni di quei giorni: a quell’età entrare a far parte della quadra più popolare e più famosa d’Italia! Toccavo il cielo con il dito, ecco; gli inizi, nella squadra ragazzi dell’Alessandria, mi sembravano oramai lontani. Mi illudevo di essere arrivato, di aver raggiunto il tetto delle ambizioni, il vertice della carriera. Purtroppo, non fu così semplice. Il mio tirocinio alla Juventus fu lungo e cosparso di spine.

lunedì 12 giugno 2017

Beniamino VIGNOLA


Nato a Verona il 12 giugno 1959, cresce nella squadra scaligera e dall’organico gialloblu, dopo aver debuttato in Serie A, si separa nell’estate del 1980 per accasarsi all’Avellino. La Juventus, battuta una nutrita concorrenza, si assicura le prestazioni del biondo rifinitore per il campionato 1983–84. Dotato di una classe limpidissima e di un tiro preciso e potente che usa con una discreta disinvoltura, Vignola difetta di continuità essendo fisicamente molto fragile; abbastanza veloce e reattivo, con un discreto dinamismo ma poco solido nei contrasti, necessita spesso di pause quasi fisiologiche, tanto è vero che Brera lo definisce il nuovo abatino (ogni riferimento a Rivera è puramente voluto): «Credo che, nel calcio, questi paragoni lascino il tempo che trovano, capisco la necessità di scrivere sempre qualcosa di nuovo, di stimolare la fantasia dei tifosi e, riconosco, di avere qualche punto di affinità con Rivera, ma vado avanti per la mia strada, senza lasciarmi suggestionare. Vorrei essere soltanto Vignola, con i suoi pregi e difetti», afferma.

domenica 11 giugno 2017

Lorenzo ARIAUDO


Il post Calciopoli non è sempre stato fortunato, ma ha permesso di lanciare giovani che hanno avuto alterne fortune lontano da Torino. Come la stagione 2008-09, iniziata con Ranieri e terminata con Ciro Ferrara in panchina, che ha visto indossare la maglia bianconera (oltre ai già “esperti” Giovinco, Marchisio e De Ceglie) a giovani virgulti di nome Castiglia, Ekdal, Immobile, Esposito, Daud. Fra questi c’è anche Lorenzo Ariaudo, prestante difensore torinese, che esordisce in Prima Squadra dopo aver percorso tutta la trafila delle giovanili bianconere. Per lui, solo sei presenze, e il trasferimento al Cagliari.