venerdì 27 aprile 2018

Humberto ROSA



Il 1961 è per la Juventus anno chiave, determinante nel bene come nel male – racconta Gianni Giacone – è l’anno dello scudetto numero dodici, strappato in un finale entusiasmante all’Inter di Herrera; ma è anche l’anno che chiude un ciclo di successi e di un’era. Capitan Boniperti lascia la squadra nel momento del trionfo, alla maniera dei grandi del passato e una parte di Juventus finisce con lui. È la Juventus grandissima e invidiatissima degli anni Cinquanta, sempre protagonista e, spesso, scudettata ora grazie alle prodezze degli Hansen e di Præst, ora con i tunnel di Sivori e le capocciate di Charles, il gallese. Di queste due realtà bianconere Boniperti è ideale tratto di unione, oltre che denominatore comune; qualcuno si illude che la mancanza di Boniperti significhi qualcosa soltanto sul piano psicologico; ma i fatti, incontestabilmente, dicono il contrario.

giovedì 26 aprile 2018

Oleksandr ZAVAROV


L’Unione Sovietica, guidata dal colonnello Lobanovs’kyj, aveva destato grandissima impressione ai Mondiali di Messico 1986, dove fu ingiustamente eliminata dal Belgio nella partita più bella del torneo, finita 4-3 con due goal irregolari concessi ai belgi e agli Europei del 1988, dove fu sconfitta dall’Olanda stellare di Gullit e Van Basten. Tutto il gioco di quella squadra, che faceva della disciplina tattica il proprio punto di forza, passava dai piedi buoni e dalla velocità di pensiero di un piccoletto con la banana bionda sulla fronte: Olexsandr Zavarov, detto Sasha.

mercoledì 25 aprile 2018

Tarcisio BURGNICH


Nasce a Ruda, in provincia di Udine, il 25 aprile 1939. Dopo due stagioni all’Udinese gioca nella Juventus e nel Palermo, prima di approdare nell’estate del 1962, all’Inter; con la maglia neroazzurra, in dodici stagioni, totalizza 467 presenze in Serie A, vincendo quattro scudetti, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali e rendendosi protagonista di tutte le imprese della Grande Inter degli anni Sessanta. Difensore solido e preciso, soprannominato la Roccia, in campionato realizza solo sei goal.

martedì 24 aprile 2018

Pietro VIERCHOWOD


Ha attraversato un ventennio del calcio italiano lasciando in tutti la sensazione di essere uno dei più grandi difensori dell’era moderna. Ha avuto l’onore e l’onere di confrontarsi con attaccanti fortissimi come Gullit, Van Basten, Völler, Careca e altri, con risultati sempre soddisfacenti. Noto a tutti gli appassionati di calcio come il Russo che, insieme al cognome, tradiscono le sue origini russe da parte di padre e come lo Zar, riconoscimento alla superiorità nell’arte del difendere. Proprio dai duelli con questi grandi campioni è nato il mito di Pietro Vierchowod, quello rimasto nella mente di molti grazie alla marcatura su Marco Van Basten che sempre poco ha potuto a causa delle grandi doti atletiche e fisiche che lo stesso Russo metteva negli scontri.

lunedì 23 aprile 2018

Pietro Mario FERRERO


Riassumere in breve l’attività agonistica di Mario Ferrero non è un’impresa facile. Del resto forse meglio così, perché Ferrero giocatore sobrio, di poche parole, non avrebbe mai voluto che si spendessero per lui inutili frasi retoriche. Vera tempra dì torinese, nato nel 1905, si era dedicato da giovanissimo al calcio, proprio nell’immediato primo dopoguerra, ed era riuscito in poco tempo ad affermarsi come un giocatore di valore nelle file del Pastore, la squadra torinese oramai scomparsa, che al primo campionato, dopo l’interruzione, del 1919-20, vinto dall’Internazionale, partecipò al campionato di Serie A. Allo scioglimento di questa società, Ferrero passò alla Juventus all’inizio della stagione 1922-23.

domenica 22 aprile 2018

JUVENTUS - NAPOLI


2 aprile 1967 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-NAPOLI 2-0
Juventus: Anzolin; Gori e Leoncini; Bercellino, Castano e Salvadore; Stacchini, Del Sol, Zigoni, Cinesinho e Menichelli. Allenatore: Herrera.
Napoli: Bandoni; Nardin e Micelli; Ronzon, Panzanato e Bianchi; Canè, Juliano, Orlando, Altafini e Sivori. Allenatore: Pesaola.
Arbitra Francescon di Padova.
Marcatori: Zigoni al 7’, Salvadore al 55’.

sabato 21 aprile 2018

Massimo CARRERA


Si mette in mostra con il Bari, tanto che nel 1991-92 è acquistato dalla Juventus. La squadra bianconera ripresenta Trapattoni in panchina, dopo il disastroso campionato del duo Montezemolo-Maifredi. «A un certo punto ho pensato che avrei concluso la carriera con la squadra barese. Sentivo parlare di possibili cessioni a grandi club, però alla fine non se ne faceva nulla. Credo che la Juventus abbia rappresentato davvero l’ultima chance, ma anche la migliore possibilità».

venerdì 20 aprile 2018

Igor TUDOR


Nasce a Spalato nel 1978 ed ha appena compiuto vent’anni quando, nell’autunno 1998, indossa per la prima volta con la maglia bianconera. «Provengo dalla scuola dell’Hajduk, dove la didattica specifica è importantissima; è un aspetto che in Croazia si cura molto, mentre qui in Italia si punta di più sulla forza e sulla tattica. I miei maestri sono stati Jalić, Katalinić e Jović; se tolgo i sei mesi per un’esperienza vissuta nel Trogir, squadra il cui valore equivale alla vostra C1, ho sempre militato nel club più blasonato di Spalato. Sono stato tesserato all’età di undici anni ed ho percorso tutte le tappe, dalla Primavera alla prima squadra; ho debuttato che avevo solo diciassette anni e sono arrivato alla Nazionale maggiore dopo aver indossato le maglie di tutte le rappresentative giovanili».

giovedì 19 aprile 2018

Roberto ANZOLIN


«Avevo diciotto anni, stavo attraversando le cinquantadue Gallerie del Pasubio, quelle famose del 1915-18 sulle Piccole Dolomiti. Era buio. Presi una capocciata tremenda. Qualcuno mi toccò la mano: “Ti aiuto io”. Era una ragazza. L’ho sposata». Si chiama Gabriella e mezzo secolo dopo, in salotto, precisa sorridendo: «Ma non subito. L’ho sposato al suo secondo anno di Juventus, perché se fosse andato male, avrebbero dato la colpa a me. Infatti prese cinquanta goal, la Juventus finì quart’ultima. Peggio di così non poteva andare. Allora l’ho sposato».

mercoledì 18 aprile 2018

CROTONE - JUVENTUS


19 settembre 2006 – Stadio Scida di Crotone
CROTONE-JUVENTUS 0-3 
Crotone: Soviero; Alioui (dall’84’ Fusco), Ross, Maietta e Bonomi; Cardinale, Gentile (dal 64’ Šedivec) e Verón; López, Nanni (dal 64’ Cariello) e Galardo. In panchina: Padelli, Borghetti, Petrilli e Palsmati. Allenatore: Gustinetti.
Juventus: Buffon; Birindelli, Boumsong, Kovač e Balzaretti; Camoranesi (dal 71’ st Marchionni), Zanetti (dal 58’ Paro), Giannichedda e Nedved (dal 58’ Palladino); Bojinov e Zalayeta. In panchina: Mirante, Chiellini, Zebina, Marchionni e Trézéguet. Allenatore: Deschamps.
Arbitro: De Marco di Genova.
Marcatori: Bojinov al 30’ e al 78’, Boumsong al 36’.

martedì 17 aprile 2018

Karl-Erik PALMÉR


«Languido magrolino con pochi peli biondi – dice di lui Camin – ebbe una parte breve ma singolare, surrogando Sivori il contestatore, in un’infelicissima partita a Vienna di Coppa Campioni che costò il posto a Broćić. Attaccante di fulgida tecnica, destinato a sparire tra i marcantoni delle nostre difese che facevano girare al largo i leggerini. Rinone Ferrario, per ischerzo, lo chiamava Bombolo».

lunedì 16 aprile 2018

Enrico CANFARI


Socio fondatore e secondo presidente – scrive Renato Tavella – nato a Genova il 16 aprile 1877. Da ritenersi l’indiscusso trascinatore dei primi passi juventini. Nella torinese officina di biciclette di Corso Re Umberto 42, che condivide col fratello Eugenio, si tiene la storica riunione da cui nasce la società. Eletto presidente nel secondo anno di vita societaria, si attiva per organizzare le prime partite e far confezionare le prime maglie, quelle leggendarie di colore rosa. Della primissima formazione che si confronta sui prati del Valentino coi pionieri del gioco si assegna il ruolo di avanti centrale ma, ben presto, si fa da parte preferendo l’arbitraggio. Laureatosi in chimica, la professione sovente lo conduce in Inghilterra da cui trasferisce e diffonde, primo in Italia, il riconosciuto Regolamento Arbitrale. Allo scoppio della Grande Guerra parte volontario col grado di capitano e pochi mesi dopo, il 22 ottobre 1915, muore sull’Isonzo.

domenica 15 aprile 2018

JUVENTUS - SAMPDORIA


11 febbraio 1951 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-SAMPDORIA 7-2
JUVENTUS: Viola; Bertuccelli e Manente; Mari, Parola e Bizzotto; Muccinelli, Karl Aage Hansen, Boniperti, John Hansen e Præst. Allenatore: Carver
SAMPDORIA: Reverchon; Gratton e Arrighini; Gaerd, Ballico e Bertani; Lucentini, Bassetto, Gei, Coscia e Sabbatella. Allenatore: Foni
ARBITRO: Corallo di Lecce
MARCATORI: John Hansen 7’, Coscia 15’, Karl Aage Hansen 25’ e 31’, Sabbatella 35’, John Hansen 61’, Muccinelli 69’, Karl Aage Hansen 71’, Præst 85’

sabato 14 aprile 2018

Mihály KINCSES


Nato a Budapest, l’8 aprile del 1918, inizia la sua carriera giovanissimo, nelle file del Kipest, la mitica formazione di Budapest che tenne a battesimo i primi vagiti pallonari di uno dei più prestigiosi giocatori di ogni epoca: Ferenc Puskás. Proprio Kincses è la punta di diamante dell’attacco del Kipest, quando il giovane Öcsi sta muovendo i primi passi e al suo fianco, il futuro Colonnello della Honved (che non è altro che la prosecuzione del Kipest) maturerà rapidamente. Raggiunge l’Italia nel primo dopoguerra, nella file dell’Atalanta; i bergamaschi lo fanno arrivare insieme a tale Olajkar; quest’ultimo deluse e se ne andò dopo pochi mesi. Dopo solamente una stagione in neroazzurro, approda alla Juventus e in bianconero disputa la stagione 1946-47, scendendo in campo ventiquattro volte e realizzando cinque goal.

Carlo MATTREL


Nato a Torino il 14 aprile 1937. Cresciuto nella società bianconera, dietro alla rete di Viola, apprende, annota, disegna parate nelle pagine dell’immaginazione, sognando di poter indossare, un giorno, quella maglia così gloriosa. Riesce raggiungere l’organico della prima squadra appena ventenne (dopo un anno trascorso in prestito all’Anconitana) ed è subito titolare nella favolosa stagione 1957-58, conclusa con lo scudetto della stella. Portiere di calma olimpica, dall’innato senso del piazzamento, Mattrel è, inoltre, dotato di grande agilità. Secco come un grissino, aria sognante, apparentemente svagata, mille volute di biondo-oro gli aureolano quel faccino tondo e infantile. Sta tra i pali e acchiappa tutto, palloni alti, tesi, radenti e parabolici: un talento naturale.

venerdì 13 aprile 2018

Angelo CAROLI


Nasce a L’Aquila il 7 aprile 1937; è uno dei ragazzi che Puppo, l’allenatore che a metà dei Cinquanta cerca di traghettare la Juventus verso orizzonti più prestigiosi, lancia in prima squadra, per imparare dai Viola e dai Boniperti. Di buona tecnica e abbastanza grintoso, Caroli gioca in attacco nelle formazioni giovanili, e il mister lo lancia in prima squadra schierandolo a Bologna con la maglia numero nove di centravanti di posizione, appena compiuto i diciotto anni. Caroli non patisce alcuna emozione, gioca bene e segna addirittura il goal dell’importante (e pure rara, di quei tempi) vittoria in trasferta.